1630: Pergine e Caldonazzo scampavano dalla “morte nera”, l’epidemia di peste che flagellava il Trentino | In-Contrada. Simposio di via Maier
Palazzo a Prato - anche in caso di pioggia
Venerdì 1 agosto 2025 - ore 18.00

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Conferenza storica a cura dell'architetto
Fabio Bartolini
Ingresso gratuito
Come il resto dell’Europa, il Trentino fu flagellato da una serie di epidemie, in particolare di peste e di colera. Abbiamo notizie della peste a Trento già nel 1010 e poi successivamente nei secoli XV, XVI e XVII. Terribile fu la “peste nera” che vide il suo picco nel 1630. Le ricerche dell'architetto Bartolini sono iniziate dallo stendardo votivo conservato nel Museo Diocesano di Trento riproducente il lazzaretto ricavato in riva all’Adige, in zona Briamasco. Era appunto il 1630 e l’epidemia causò solo a Trento più di 2.000 morti (un quarto della popolazione residente!). Colpite duramente furono anche Riva del Garda, Rovereto, Pinzolo, Ragoli, Caderzone ecc… Fuori dal Trentino la città di Verona ebbe la popolazione più che dimezzata, per non parlare di Milano, Padova, Venezia e Bologna. Per una serie di fattori di grande interesse, Pergine, Caldonazzo ed anche Borgo Valsugana, scamparono all’epidemia della “morte nera”. Al tema dell’epidemia di peste del 1630 sono strettamente collegate: cronache dell’epoca, eventi storici, ex-voto, processioni, edificazione di chiese e cappelle dedicate ai Santi Patroni degli appestati come S. Rocco e S. Sebastiano e vicende relative al Principe Vescovo Carlo Emanuele Madruzzo. Non bisogna poi dimenticare che la peste descritta da Alessandro Manzoni ne I promessi sposi è proprio quella del 1630.
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Ingresso gratuito





