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Mi abbatto e sono felice

Festival dell'ambiente

Mercoledì 31 maggio 2017 - ore 20.45

liberamente ispirato a "La decrescita felice" di Maurizio Pallante
di e con Daniele Ronco
regia Marco Cavicchioli
elementi di scena Piero Ronco, Federico Merula, Lorenzo Rota
Ingresso 12 euro (10 ridotto). Acquista online

 L'urgenza dello spettacolo...perché "eco-sostenibile"?
L'idea di mettere in scena "Mi abbatto e sono felice" nasce dalla riflessione che mi ha accompagnato nei mesi successivi alla morte di mio nonno, una persona che mi ha insegnato tanto e che stimo infinitamente per la condotta di vita esemplare perseguita durante i 91 anni trascorsi su questo pianeta. "Mi abbatto e sono felice" è un monologo a impatto ambientale "0", autoironico, dissacrante, che vuole lanciare una provocazione importante: vuole far riflettere su come si possa essere felici abbattendo l'impatto che ognuno di noi ha nei confronti del pianeta sul quale abitiamo. "Mi abbatto e sono felice" non utilizza energia elettrica in maniera tradizionale. Si autoalimenta grazie allo sforzo fisico prodotto da me in scena. Non sono presenti altri elementi scenici, i costumi sono essenziali e recuperati dal guardaroba di nonno Michele. Le musiche sono live.

Presentazione
Sempre più spesso si sente parlare di disagio, crisi, scarsa produttività, povertà, inquinamento, surriscaldamento globale, etc.. Ma come, nell'era del benessere ci sono tutti questi problemi?! Sembra che la felicità dell'uomo occidentale sia direttamente proporzionale a quanto produce e quanto consuma: producendo si ottiene denaro e più denaro si possiede, più si consuma e ci si sente felici. Siamo certi di questa affermazione? Molti di noi avrebbero la risposta pronta, ma a parole siamo bravi tutti. Sono i fatti quelli che contano. Pensiamo per un attimo alla tensione che scorre all'ora di punta nei centri delle città, quando basta un clacson per far scoppiare una rissa. Pensiamo all'invidia nei confronti di chi, sul posto di lavoro, ottiene un passaggio di livello, ai continui piagnistei delle persone davanti a uno spritz, ai milioni di finanziamenti suicidi per assicurarsi un' automobile da 40.000 euro, alle farmacie prese d' assalto da una popolazione malata e acciaccata. Vi sembrano segni di un popolo felice? La risposta pare piuttosto scontata. Eppure i capi dei governi invitano a consumare di più, a produrre di più, con un' inevitabile incremento della frustrazione umana. Le lotte di potere sono all'ordine del giorno e a qualsiasi livello. Dall'altra parte gli stessi capi dei governi parlano dei problemi di inquinamento, rifiuti tossici, surriscaldamento globale,... Anche qui si riscontra un paradosso non indifferente. Si spinge a produrre e a consumare di più e poi ci si lamenta di come il pianeta stia andando a rotoli? Siamo la specie più invasiva della Terra, accecata da un materialismo dilagante. L'ipocrisia è all'ordine del giorno. In tutto questo, l'unica ancora di salvezza è l'Amore. L'unica variabile impazzita, l'unica variabile a sfuggire alle leggi della fisica e della chimica. L'amore per se stessi, per le altre creature e per il pianeta che ci ospita potrà salvarci da un declino altrimenti inarrestabile. L'amore non costa, non crea Pil, non inquina, è scomodo perché fa ammalare di meno, perché sfugge alle statistiche, perché non è tassabile, almeno per ora. "Mi abbatto e sono felice" non utilizza energia elettrica in maniera tradizionale. Si autoalimenta grazie allo sforzo prodotto dall'attore in scena, che pedalando per un'ora intera su una bicicletta recuperata in discarica, fa girare una dinamo collegata ad un faro, che si illumina a seconda dell'intensità della pedalata. Non sono presenti altri elementi scenici, i costumi sono essenziali e recuperati al mercatino dell'usato. Le musiche sono live. E' lo stesso attore ad accompagnare il pubblico in alcune esperienze sensoriali, suonando uno strumento a percussione in legno, realizzato a mano da un artigiano africano. Lo spettacolo si presta a stimolanti sinergie con enti che si occupano delle questioni legate alla salvaguardia dell' ambiente, all'eco-sostenibilità, alla decrescita felice. L'intenzione è quella di sensibilizzare trasversalmente la cittadinanza, attraendo anche un pubblico solitamente non avvezzo al teatro.

La compagnia
L'Associazione Culturale Mulino ad Arte è una compagnia teatrale under 35 che opera sul territorio nazionale dal 2009. Il cast è composto da artisti provenienti da scuole di alta formazione professionale: Daniele Ronco e Jacopo Trebbi sono diplomati alla Scuola di Teatro di Bologna "Alessandra Galante Garrone", Costanza Maria Frola è diplomata presso Teatranza Artedrama di Moncalieri. Mulino ad Arte ha il sostegno della Fondazione Live Piemonte dal Vivo, ente strumentale della Regione Piemonte, che opera sul territorio al fine di promuovere l'attività teatrale mediante la creazione e la distribuzione di spettacoli nazionali ed internazionali. Grazie alla collaborazione tra la Fondazione e i Comuni torinesi di Orbassano e Cumiana, Mulino ad Arte cura la direzione artistica delle stagioni "Live Show" presso i rispettivi teatri comunali. Si segnalano tra le collaborazioni: Comuni di Torino, Orbassano, Pinerolo, Cumiana, None, Osasco; Regione Piemonte, Tedacà, Progetto U.R.T./Compagnia Jurij Ferrini, Assemblea Teatro, Teatro Duse Bologna, Teatro Comunale di Pergine Valsugana, Torino Spettacoli, SuperTennis TV, Scuola di Teatro di Bologna "Alessandra Galante Garrone", Teatro Duse Bologna, e Fondazione Live Piemonte dal Vivo. Dall'edizione 2016, Mulino ad Arte è tra gli organizzatori del Torino Fringe Festival.

L'autore/interprete
DANIELE RONCO (Torino, 1984). Nel 2011 ottiene il diploma di attore di prosa presso la Scuola di Teatro di Bologna "Alessandra Galante Garrone". Il suo percorso formativo è arricchito da numerosi stages teatrali tenuti da professionisti del settore, tra i quali: Ron Gilbert, Anthony Caldarella, Sabrina Bertaccini, Emiliana Perina, David Callahan, Stefania De Santis, Alessandra Frabetti, Peter Stein, Giuliana Soldani, Massimo Sceusa, Gabriele Tesauri, André Casaca, Riccardo Bellandi, Vittorio Franceschi, Marco Cavicchioli, Renata Palminiello, Paola Tortora. Per il teatro lavora con diversi registi, tra i quali: Renata Palminiello, Vittorio Franceschi, Gabriele Tesauri, Giordano Amato, Gabriele Mazzucco, Fulvia Roggero, Carlo Roncaglia, Riccardo Bellandi. Per il cinema e la tv lavora con diversi registi, tra i quali: Paolo Severini ("Hit Science" – Tv Ragazzi, Rai Tre), Marco Bellocchio ("Vincere" - cinema), Yuri Storasi ("Ekaterina" – cortometraggio), Luca Ribuoli ("Un marito di troppo" – fiction; "Questo nostro amore" – fiction), Takashi Minamoto ("Il minestrone di Alida" – fiction per NHK). Per Mulino ad Arte, compagnia della quale è direttore artistico, scrive, dirige ed interpreta assieme ad altri attori: "I Volti di Hiroshima" (2011), "Level Up" (2012) e "Dropshot" (2014).

Il regista
MARCO CAVICCHIOLI (Bologna, 1952). Diplomatosi attore alla Scuola di Teatro di Bologna Alessandra Galante Garrone, si laurea in Drammaturgia al DAMS di Bologna con 110 e lode conseguendo, in seguito, l'Attestato all'Ecole National du Cirque di Parigi. Si specializza al fianco di maestri del calibro di Ferruccio Soleri, Jaques Le Coq, Leo De Berardinis, Dominic De Fazio, Thierry Salmon, Jerzj Stuhr, Pierre Byland, Manu Tapu. In teatro lavora con Leo De Berardinis, Cesare Ronconi, Gabriele Lavia, Giorgio Gallione, Massimo Venturiello, Cesare Lievi, Claudio Morganti, Nanni Garella e Alessandro Gassman. Con la regia di quest'ultimo è in scena nel "Riccardo III" e "Qualcuno volò sul nido del cuculo". Al cinema è, tra gli altri, in "Sconcerto Rock" (regia di L.Mannuzzi) e "Good Morning Babilonia" (regia Fratelli Taviani); in TV è diretto da Oldoini in "Dio vede e provvede", "Nuda proprietà" e "Don Matteo" ed è interprete in "Distretto di Polizia 4", "Il Commissario De Luca", "Incantesimo". Insegna Dizione e Recitazione in molte scuole di teatro italiane.

realizzato con il sostegno di / Teatro Tangram, Fondazione Live Piemonte dal Vivo, Città di Orbassano, Comune di Cumiana
genere / teatro di narrazione
durata / 60 minuti

 
                                                          

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