Haydi!

Stagione Comune di Pergine

Mercoledì 23 novembre 2016 - ore 20.45

 Pedro Solano, finiti gli studi, prende servizio presso un'autorità di frontiera internazionale. Mentre pattuglia la frontiera per la prima volta, una giovane donna muore fra le sue braccia. Il dolore per il destino della ragazza lo strappa al suo mondo ideologico. Nel nuovo spettacolo, Familie Flöz, ispirandosi alla figura archetipica del profugo, insegue il bagliore effimero di quell'utopia che vuol garantire a tutti una casa ed è destinata a fallire.

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Familie Flöz & Theaterhaus Stuttgart

di Andrés Angulo, Björn Leese, Hajo Schüler e Michael Vogel
maschere, marionette di Hajo Schüler
con Andrés Angulo, Björn Leese e Hajo Schüler
Haydi nel video Emma Martelli
regia di Michael Vogel

Pedro Solano, finiti gli studi, prende servizio presso un'autorità di frontiera internazionale. Mentre pattuglia la frontiera per la prima volta, una giovane donna muore fra le sue braccia. Il dolore per il destino della ragazza lo strappa al suo mondo ideologico in cui il flusso globale dei profughi era rappresentato solo da un insieme di numeri e grafici. Il suo impegno per un futuro più giusto viene sconvolto e si ritrova a dover affrontare problemi imprevisti. Nell'ufficio dell'autorità di frontiera i preparativi per la festa di Natale sono in pieno svolgimento e la vita quotidiana dello staff di burocrati internazionali continua, incurante. Questi acrobati delle scartoffie, zombi d'ufficio, si sforzano di salvaguardare i propri interessi con il pretesto di lavorare in modo efficiente. Le loro priorità: conservare la propria inviolabilità, tracciare confini, difenderli e amministrarli. E i confini, si sa, sono ovunque: fuori, nella bufera di neve di fronte al filo spinato, o dentro, nelle profondità del cuore umano. Dopo aver inutilmente lottato fra le istanze dell'autorità, Pedro riconosce la prima impotenza, conscio che ci saranno altre morti. Non gli rimane altro che il gesto empatico della metamorfosi. Nel nuovo spettacolo, Familie Flöz, ispirandosi alla figura archetipica del profugo, insegue il bagliore effimero di quell'utopia che vuol garantire a tutti una casa ed è destinata a fallire. Le maschere immobili e i pupazzi inanimati incontrano figure dal volto scoperto. Questo gioco visivo trova espressione in una cacofonia di lingue che si rifà alla forma del Grammelot. Le immagini sono continuamente interrotte da queste figure grottesche ed esagerate.

 

 
                                                          

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